”Chi mi seguirà”

don Antonio Parisi
A. M. Galliano
(Quaresima)

Un canto di Quaresima.

Analisi testuale, musicale, liturgica, pastorale.

Prendo spunto dal canto “Chi mi seguirà” da me composto, per chiarire il senso del termine “pertinenza rituale” di un canto liturgico; significa in poche parole, cantare un canto giusto al momento giusto. Il vocabolario spiega che pertinente è “ciò che è durevolmente congiunto a un bene, cioè posto al suo servizio o al suo ornamento per migliorarne le condizioni d’uso, la funzionalità, il valore”.

Molta chiara la definizione del dizionario che applico al canto liturgico:

– ciò che è pertinente è durevolmente congiunto ad un bene. Il canto deve essere unito ad un bene – il rito – in maniera durevole. Quindi non può cambiare o essere sostituito in continuazione, ma deve avere una certa durata e stabilità d’uso.

– posto al suo servizio: il canto è a servizio della liturgia e perciò stesso diventa liturgia. Non è un canto autonomo e indipendente, ma canto per…, finalizzato alla liturgia.

– o al suo ornamento: quindi il canto adorna e rende bella la liturgia. Recupera una delle sue qualità più specifiche, la qualità artistica. Non musica banale, ma musica d’arte. Non musica d’uso, ma musica bella e piacevole.

– Il suo essere pertinente, migliora l’uso, la funzionalità e il valore sia del canto che della stessa liturgia. In definitiva è un canto che funziona e assume valore in quanto è pertinente.

 

Questa è la svolta del canto liturgico; questo è il processo che tutti dobbiamo attivare per rendere il canto veramente liturgico e sacro; questa è la sfida da affrontare. Altrimenti continuiamo a comporre canti e musiche che si disperdono nel calderone dei vari repertori improvvisati e inconcludenti, utilizzati per una sola stagione e poi dimenticati.

Quanto invece ci occorrono canti che colorano una stagione liturgica, come le foglie cadenti in autunno sono proprie di quel periodo dell’anno solare. Canti che si inseriscono nel cammino dell’anno liturgico della Chiesa, canti che accompagnano e individuano bene quel tempo particolare e diventano un tutt’uno con quel rito particolare. Canti che l’assemblea sente come propri e che custodisce con amore nel proprio cuore di credenti; canti che accendono la nostalgia di quel tempo particolare ed unico e che ogni anno si attendono con rinnovata gioia e commozione.

Come non pensare al “Tu scendi dalle stelle” del Natale, al canto “O redemptor” per la messa crismale, all’”Ecce lignum” del Venerdì santo.

Ma mi riesce difficile individuare nella enorme produzione di canti del dopo Vaticano II, alcuni canti caratteristici dei vari tempi liturgici. Certo, senza voler esagerare, ce ne saranno alcuni adatti e pertinenti; ma tutti gli altri composti e pubblicati – sono circa quindicimila canti e più– a che cosa sono serviti, qual è stato il loro utilizzo? Canti solo per cantare!

Chi mi seguirà:

È un canto pubblicato dalle Edizioni Paoline nel 1996; si trova nel Fascicolo “Domeniche di Quaresima Anno A”. Il testo è di suor Anna Maria Galliano, la musica di don Antonio Parisi.

Padre Eugenio Costa nel presentare il fascicolo così scriveva: “Chi mi seguirà nel cammino della Pasqua?”, domanda non retorica, che segna vigorosamente l’inizio di questa proposta di nuovi canti per le domeniche di Quaresima. È un canto d’ingresso che può essere utilmente ripreso per tutte e cinque le riunioni domenicali: un tema comune, una melodia sempre identica, probabilmente un’assemblea interpellata, sì, a proprio agio nell’atto del cantare”.

Il testo è formato da un ritornello e tre strofe. Nelle strofe il Signore chiama il discepolo a seguirlo nel cammino della Pasqua, della croce, della vita. Le domande vengono ripetute nella seconda parte della strofa: chi mi seguirà sulla strada del regno, sulla via della gloria, sul sentiero della casa.

E il Signore risponde e assicura la meta del cammino dietro a lui: sarà tra i miei amici, tra i miei discepoli, tra i miei fratelli. Poi l’unica conclusione delle tre strofe: con lui io farò la mia Pasqua. Il cammino quaresimale non si ferma alla Croce, ma il suo punto di arrivo è la Pasqua.

 Il testo del ritornello è la risposta corale del popolo che vuol seguire con gioia (tonalità maggiore della musica) il Signore e chiede di essere guidato nei propri passi con la sua parola; e conclude con forza: noi verremo con te.

È un testo vigoroso e profondo che indica i temi propri della Quaresima; un testo semplice, comprensibile, ma poeticamente ricco e armonioso. Una relazione dialogante tra il Signore e il suo discepolo; un incontro importante con parole che scaturiscono dal cuore.

La musica:

La melodia della strofa evidenzia bene il testo e lo esalta sempre più aumentando di intensità, facendo salire sempre più in alto la melodia. Chi mi seguirà inizia sulla nota mi in la minore; prosegue con la nota la, il secondo chi mi seguirà, quasi a voler significare l’insistenza della domanda da parte del Signore. Infine la risposta decisiva del Signore – chi verrà con me – dal la minore fino al do maggiore e qui ascoltiamo anche per la prima volta la sensibile (sol diesis) che ci porta sul do maggiore che conferma e rilancia poi l’ultima parte della strofa.

Il ritornello è lanciato dal mi maggiore settima che introduce la risposta corale dell’assemblea in la maggiore. Melodia che prosegue sempre in maggiore fino ad arrivare alla acclamazione finale e decisiva: noi verremo con te, con accordo finale di quarto e primo grado, nella più classica delle cadenze tonali.

Interessante notare nella strofa, la ripresa della domanda “chi mi seguirà” da parte del coro maschile, ripetuta due volte. Nel ritornello le tre entrate delle tre voci a distanza di una battuta danno movimento alla melodia e così si arriva alla conclusione – noi verremo con te – con le tre voci all’unisono che ribadiscono il proposito di diventare discepoli del Signore.

Utilizzo liturgico e pastorale:

Un canto adatto ad aprire una celebrazione domenicale del tempo di quaresima, che assume in sé le 4 funzioni caratteristiche che l’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR) assegna al canto d’ingresso: dare inizio alla celebrazione, favorire l’unione dei fedeli riuniti, introdurre nel mistero del tempo liturgico, accompagnare la processione.

L’analisi sia testuale che musicale porta a concludere che questo è un canto pertinente per questo tempo quaresimale. La musica esalta il testo e possiamo dire che è la musica più appropriata e adatta a quel testo; l’assemblea lo esegue con facilità e se ne è appropriata.  Negli anni è diventato un canto quaresimale a tutti gli effetti, e circa centodiecimila visualizzazione su youtube ne accertano la bontà del canto.

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